venerdì 19 maggio 2017

3° Tappa Blogtour "Lontano da te" di Romina Casagrande: L'Ophelia di Millais e uno spin-off inedito

Buongiorno lettori!
"Tre post in una settimana?!? Cosaaa!!?"
Eh, avete visto che l'abbiamo fatta? Il numero di recensioni da postare sta aumentando, ma siamo quasi a fine maggio, e quindi vicini alla "libertà". (?)
Oggi vi portiamo un post moooolto succulento. Nel "Wrap up" di Aprile, vi avevo parlato della tappa del blog tour, ricordate?
Detto fatto, eccoci qui signori! Parliamo di "Lontano da te" di Romina Casagrande, libri terminato una settimana fa e di cui uscirà la recensione non appena terminerà il blog tour! 


È disponibile da aprile Lontano da te, il nuovo romanzo di Romina Casagrande: un’opera di raffinata composizione, scrupolosamente documentata, nella quale l’autrice unisce la passione per gli studi storici a quella per l’arte.
In Lontano da te s’intrecciano le storie di Bianca e Sofia, due sorelle che non si parlano più, e di Moses, un sopravvissuto alla Shoah con un enorme senso di colpa da superare. Sullo sfondo delle colline toscane, un viaggio a ritroso nel tempo costringerà ognuno di loro a fare i conti con il proprio passato. Ma è davvero possibile abbandonare quello che si è stati e ricominciare da capo?

Titolo: Lontano da te
Autore: Romina Casagrande
Editore: Arkadia Editore
Pagine: 200
Formato: cartaceo
Prezzo: 16 €
Genere: narrativa contemporanea, romance, storico


Trama: 
Sofia vive a Londra. A vent’anni sa di aver conquistato tutto ciò per cui ha lottato: il ragazzo che ama, il lavoro dei sogni, un nuovo presente in una città piena di luci. Ma tra le pagine del suo diario è nascosta una fotografia, che porta ancora addosso il profumo della sua Toscana e l’odore del mare. L’unico filo che la lega alla notte da cui è scappata e che ha cercato di dimenticare. Sul retro, dietro l’immagine di una ragazza dai lunghi capelli rossi, una poesia di Elizabeth Siddal, la modella del pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti, alla quale il volto della fotografia somiglia in modo sorprendente. Sofia riguarda l’immagine della ragazza. Pensa a quanto siano diverse, eppure simili, lei e Bianca. Simili e diverse come lo sono due sorelle. Il mondo dorato in cui Sofia fluttua è tuttavia fragile e ingannevole come i sogni. E sarà una nuova ferita a costringerla ad aprire gli occhi e a guardare dentro se stessa per fare i conti con il passato. Una scommessa la riporterà in Toscana, nell’amata Siena, dove vive Bianca. Ed è a lei che Sofia pensa per comporre in fotografia il suo quadro vivente, la trasposizione dell’Ofelia di Millais, interpretata, nel quadro originale, dalla bellissima e triste Elizabeth Siddal. E sarà qui, al B&B Peonia, che la sua strada incrocerà quella del vecchio e misterioso Moses. Cosa li lega al quadro di Millais e quale destino li ha condotti al Peonia, dove non si arriva mai per caso? Mentre nei ricordi si svela la storia di Moses, Sofia torna a vivere il suo passato dal punto in cui lo ha lasciato. Per riprendersi la sua vita. Per riconquistare la fiducia di Bianca. Ma non sarà facile. Dovrà prima affrontare i propri demoni e, finalmente, raccontare la verità sulla notte che le ha unite e divise, forse per sempre.



Autrice:

Romina Casagrande è nata a Merano nel 1977. Quando non indossa le vesti dell’insegnante di scuola media, cerca di tenere a bada l’irrefrenabile bisogno di scrivere. Le sue storie nascono da tre grandi passioni: le leggende e tradizioni della sua regione, il fantastico e la storia dell’arte. Ama la natura e i cani, soprattutto la sua cockerina Eclypse, ma non ha ancora deciso se trasformarla in un personaggio.




Estratto del libro:
“Soltanto il pensiero che lui potesse tradirla le avrebbe spezzato il cuore. Un tempo avrebbe sorriso di un’idea simile. Non si muore per amore. Si soffre un po’, ma la vita è qualcosa di più grande, una meraviglia più potente di qualunque inciampo in qualunque stupido sasso. Allora le bastava dare un’occhiata fuori, ai dolci declivi delle sue colline, all’abbraccio di un cielo che arrivava fino al mare, nella sua bella Toscana, o respirare il profumo di glicine, per averne la certezza. Il sole di Cala Violina. Una corsa a piedi nudi sull’erba, gli amici che la aspettavano nei vicoli ombrosi della città vecchia, per tornare di buonumore. Ma era tanto tempo prima, prima che Bianca la tradisse e il mondo diventasse un luogo più incomprensibile, fatto di nuvole nere che confondevano la verità.”



Come avete capito, oltre alle sfumature storiche del racconto, l'autrice da vere e proprie pennellate d'arte, parlandoci di Ofelia, personaggio femminile principale dell'Amleto di Shakespeare, tanto bella quanto fragile, la cui fine tragica è ben nota al pubblico.
Ofelia (o "Ophelia" in inglese) nel corso dei secoli è stata protagonista di diversi dipinti e musa intramontabile, dipinta nella sua bellezza effimera  da Millais e da Rossetti stesso.
È infatti su questo che si concentra la nostra tappa oggi, sul lato artistico del libro, e non vediamo l'ora di parlarvene!






Ophelia, di John Everett Millais
1851-1852
olio su tela, cm 76,2 x 111,8
Tate. Donato nel 1894 da Sir Henry Tate







John Everett Millais iniziò a lavorare alla sua Ophelia nel Surrey, in giugno. Preparò dapprima lo sfondo, dipingendo con minuzioso realismo la vegetazione, i prati e i ruscelli della campagna inglese. L’artista tornò a Londra in dicembre, deciso a completare la tela, rimasta vuota nel centro. La prescelta per interpretare Ophelia fu la giovane figlia di un negoziante di ferramenta, appena scoperta dall’amico Deverell.
Da subito la bella Elizabeth Siddal era riuscita ad attirare l’attenzione dei pittori della cerchia di Dante Gabriel Rossetti e lo stesso Rossetti – di cui fu modella, musa, amante e infine moglie – per i suoi lunghissimi capelli ramati e una fisionomia che non passava inosservata. Lizzie accettò di posare, sia per entrare nella cerchia dei Preraffaelliti, sia per seguire le proprie ambizioni artistiche altrimenti precluse al suo sesso e alla sua estrazione sociale.
Millais la fece posare in una vasca da bagno nel suo appartamento in Gower Street per ritrarre il suicidio dell’eroina descritto nel quarto atto della tragedia shakesperiana: Ophelia, impazzita a causa della finta follia di Amleto e della morte del padre, si toglie la vita annegandosi.
Nel dipinto di Millais, Lizzie sembra galleggiare sotto il pelo dell’acqua circondata da fiori, ognuno dei quali esprime significati complessi. I fiori di salice richiamano l’amore, la viola il pensiero e l’amore vano, l’ortica e la margherita rappresentano rispettivamente il dolore e l’innocenza. Millais aggiunse un papavero, in quanto era stato il fiore regalato da Amleto ad Ophelia quando le aveva dichiarato che il suo viaggio si sarebbe concluso con la morte.
L’impatto dei colori brillanti sul pubblico fu sensazionale, nonostante l’intensità sia oggi lievemente diminuita a causa della scoloritura di alcuni pigmenti. La gommatura gialla venne infatti unita con il blu per colorare le foglie sullo sfondo, ma il giallo sbiadì con il risultato che le foglie sullo sfondo ora appaiono molto più blu di quanto non lo fossero in origine.
Anche dal punto di vista iconografico, Ophelia rappresenta le caratteristiche della pittura storica preraffaellita. Attinge a un soggetto popolare, trattando l’episodio di un dramma come se fosse avvenuto veramente. 


Affascinante vero come il mondo dell'arte non smetta mai di sorprenderci ed emozionarci, anche a distanza di secoli?
Ma non scappate via lettori, le soprese non sono finite: abbiamo per voi un piccolo racconto inedito dell'autrice che riguarda proprio Rossetti e la sua musa Elizabeth!
Eccolo per voi!



"Hastings, 1860

L’uomo cammina sulla spiaggia. I passi affondano stancamente nella sabbia. Ha levato il pastrano ingombrante, quel mantello grigio che tanto si addice alle nebbiose mattinate londinesi, ma che ora stride contro l’azzurro del cielo e il riverbero del sole che brilla sul mare appena increspato dalla brezza. Si ferma per slacciare un bottone della camicia e prendere aria. Poi avanza, a fatica, proteggendosi lo sguardo con il palmo.  
Un’onda sbuffa schiuma bianca sulle scarpe impolverate ed è la sorpresa di quell’impertinenza a farlo sbottare. Si scansa di lato. Si chiede se lei verrà, mentre piega le labbra in una smorfia forzatamente gentile e inclina appena il capo per salutare le signore che gli vengono incontro, volti scostanti, incisi nella cera, sotto ombrellini di bambù. Si chiede perché lei – lei che forse non verrà all’appuntamento – abbia scelto un luogo come quello, Hastings.
In tasca stringe ancora la sua lettera. Uno scarno biglietto, in verità. Poche parole. Una richiesta. Ma lei è donna. Volubile e capricciosa. Lei è come la luna. Dice che la sua salute è cagionevole, che la tosse non le dà tregua e i dottori non lasciano speranze. E così, il grande pittore, il pupillo della nuova Londra, il genio ribelle che ha messo in ginocchio i signori dell’Accademia, ha lasciato di gran fretta Londra, per lei. E ora, si chiede perché. Ha salutato gli amici e la taverna. Abbandonato gli schizzi e i colori nella confusione della casa di Blackfriars, piena dell’odore del Tamigi, piena di ricordi.
E di vuoto.
Perché è nel momento in cui lei se n’è andata che ha cominciato a sentirlo. Un raschiare la carne, giù fino al cuore. Non vuole ammetterlo. Ma non gli piace quella casa, senza di lei. Senza il rosso dei suoi capelli. Senza i suoi capricci. Lei, che forse non verrà all’appuntamento.
Ripensa al suo volto, ritratto dall’amico Millais. Una candida Ofelia distesa nelle acque cosparse di fiori, gli occhi rivolti al cielo per abbracciare nuvole che si rincorrono troppo in fretta. Pensa al suo volto senza sorriso. Ai silenzi degli ultimi giorni. Pensa alla sua disperazione, quando ha visto lui e Jane insieme.
Ma lui è un Artista! La sua vita è intrisa di arte, di ricerca, di… Ma come può capirlo, lei. Donna. Volubile come luna. Così giovane, una donna bambina.
È l’Arte che gli chiede di sacrificare la propria carne per liberare l’anima. Di amare ciò che ritrae. È desiderio. È passione. È perfezione. È astratta, sublime bellezza. È infinita, incostante ricerca. Ma come può capirlo, lei. Lei che, forse, non verrà.

* * *

Lizzie si aggiusta il vestito. Trattiene i lunghi capelli strattonati dal vento, costringendoli in una treccia di lato. Ma a ogni folata, a ogni sbuffo rabbioso, li sente sciogliersi, scivolare tra le dita. Come pensieri agitati che non vogliono restare al proprio posto.
Si chiede se Gabriel verrà. Se ha letto il suo biglietto. Se la rabbia gli ha acceso il sangue e l’ha spinto a strappare la carta in mille coriandoli di quella follia che lei conosce bene. Che ha assaggiato. Che ama e respinge allo stesso modo. Un modo malato, dicono alcuni. Oppure, pensa, sono state le mani della nuova musa a trattenerlo, passeggera Circe, a dargli l’oblio in un luogo dove non c’è più posto per lei. Dove, forse, non ce n’è mai stato.
Si chiede cosa ancora la tenga legata a lui. Guarda il mare. Infinito. Nascosti sotto la sua superficie quieta ci sono abissi neri, pieni di mostri. E sono quei mostri che lei ha intravisto negli occhi grigi di Gabriel. Ha sentito che doveva proteggerlo da loro. Lo ha amato. Lui, indifeso, vulnerabile. Ma poi, come una sciocca, si è trovata carne macellata in balia delle loro zanne. Gli stessi mostri da cui lei voleva salvarlo, le hanno lacerato l’anima. Inquietudine, insoddisfazione. Vanagloria. Possesso. Sirene che a entrambi, per un attimo, breve come battito, hanno cantato di un futuro, ora sbiadito, che li ha lasciati su quella spiaggia soli e stanchi.

* * *

Gabriel, una sagoma nera, minuscola sullo sfondo del mare, si arresta contro l’azzurro del cielo lambito dalla schiuma.
Poi avanza.
Sente il suo cuore fermarsi e lo sguardo resta sospeso sul volto di lei, che sfuma nel vento. Non la ricordava così forte e bella. Non c’è alcuna accusa su quel sorriso, semplice e puro come quello di chi riesce ancora a perdonare. È la speranza di un futuro in cui lei crede con tutta se stessa.
Ed è allora che lui, il pupillo della nuova Londra, il ribelle senza casa, comprende.
Si avvicina. Sugli scogli, lei ha lasciato un foglio: il disegno di loro due, abbracciati, sulla spiaggia di Hastings. Lizzie ha già visto quello che dovrebbe essere, e che forse sarà. In un luogo dove non si sono mai lasciati, nell’unica dimensione in cui abbiano trovato davvero la felicità.
Si vergogna. Si sente miserevole. Pensa a come l’ha tradita. Vede il volto orgoglioso di lei, a pochi passi da lui, così sincero e nobile. Nonostante tutto il dolore.
Nonostante tutte le bugie. Bello. Nonostante il buio che lui le ha creato intorno.
E allora Londra non è più così importante.
Il canto delle Sirene svanisce piano, insieme ai ricordi e alle ombre. Si riempie, ancora una volta, del sorriso di lei che lo accoglie.
Lei, magnifica come luna."


Sirena è una fotografia dalla vita di Dante Gabriel Rossetti e della sua modella, Elizabeth Siddal. E una riflessione sul futuro come liberazione dalle gabbie del passato e insegnamento di speranza. 
Il tempo, categoria umana, si annulla nelle sue declinazioni e si apre a un dialogo fra emotività e ragione, in cui è la speranza stessa a conferire forza e valore semantico al nostro cammino. Bussola, che ci orienta fra le ombre della notte più buia.

Dante Gabriel Rossetti (Londra, 1828 – Birchington on Sea, 1882), poeta e artista poliedrico, è uno dei più importanti pittori dell’Età Vittoriana, forza motrice del gruppo dei Preraffaelliti.

Elizabeth Siddal (Londra, 1829 – 1862) fu poetessa e pittrice. Ma è più nota come la modella dai lunghi capelli rossi che prestò il volto al quadro Ophelia di J.E. Millais, per il quale si dice posò per ore, fino a contrarre la polmonite. 
Musa di molti dei più noti pittori dell’epoca, posò infine unicamente per Rossetti, il quale le insegnò a disegnare. I continui tradimenti di lui, il dolore per la figlia nata morta e la dipendenza dal laudano, la stroncarono giovanissima. Le circostanze misteriose della morte – il biglietto che provava il suicidio venne forse nascosto oppure distrutto dallo stesso Rossetti per proteggerla dall’infamia – ne fanno una dark lady ante litteram, la cui immagine continua a permeare l’estetica gotica (dal film Dracula di Bram Stoker, alla Sposa cadavere di Tim Burton).





Qui accanto vi lasciamo un quadro di Rossetti dove Elizabeth posa per lui nelle vesti della Beatrice dantesca.
Beata Beatrix (1864-1870), Tate Britain.





Ci perdonete il post lunghissimo, ma le cose da dire erano tante e tutte belle, difficile lasciare fuori così tante informazioni interessanti!
Qui sotto vi lasciamo un piccolo recap. delle altre tappe del blogtour, la settimana prossima vi aspettano gli amici di New Adult Italia, quindi restate nei paraggi bookworms!

 Hasta la vista, bookworms!


-Violet&Rose

2 commenti:

  1. Il quadro è davvero bellissimo ed è stato interessante scoprire il processo che c'è stato dietro!
    Graditissima la sorpresa del racconto inedito 😍 Appena avrò un po' di tempo libero correrò qui a leggerlo!

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